Ancora #GGDRa02: il discorso di Miriam Collinelli

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Miriam Collinelli – Presidente CID Ravenna – ha introdotto la serata #GGDRa02 partendo dalle suggestioni delle parole della poetessa Wislawa Szymborska. Abbiamo chiesto a Miriam di poter pubblicare integralmente il suo discorso, perché l’atmosfera e l’energia che ha creato quella sera, grazie a queste parole, potesse essere di ispirazione anche a chi non c’era.

Buonasera a tutte e a tutti,
sono onorata ed emozionata di introdurre una serata speciale come questa.

Nella mia rappresentanza di Presidente di CNA Impresa Donna il mio incipit è con la poesia della specialissima poetessa polacca Wislawa Szymborska:

CONTRIBUTO ALLA STATISTICA
“Su cento persone:
che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri ad ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, beh, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità,
– al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatre
prima o poi;

degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.”

Wisława Szymborska, da Discorso all’ufficio oggetti smarriti,
trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi, Milano.

Chi ha paura del Web?

Szymborska dice: “…viventi con la continua paura di qualcuno o qualcosa”, io dico: Paura con la “P” maiuscola che ne contiene tante: verso l’imprevedibile e il mutevole.
Siamo fatti di speranze e di paure, di limiti e di possibilità, in un groviglio inestricabile di contraddizioni e incomprensioni.

Io ho paura del web: di non poterlo controllare, di espormi troppo e di darmi ad un pubblico ignoto, sconosciuto.
Poi, il pensiero cambia corso e mi dico che occorre continuamente ri-costruire scegliendo tra diverse alternative.

Anche la mia identità è fatta di frammenti di appartenenze diverse, di relazioni scelte, di intuizioni e “fiuto”; sì perché si tratta proprio di una ricerca dell’annusarsi e del sentirsi dentro ad uno stesso circuito.
Ed è l’identità che fissa i binari delle scelte e la vita è narrabile attraverso i dettagli riconosciuti; ecco perché è necessario avere relazioni consapevoli e responsabili; gli altri sono portatori di diversità e di novità.

Se ragiono così mi calmo e tengo a bada le paure che mi sovrastano quando sento parlare di WEB e di RETE.

Uno dei miei incontri felici è con le GGD che mi stanno insegnando, attraverso l’esperienza di vita vera di ognuna, le loro intuizioni ed “eccentricità”: mi aiutano a capire che la Rete mette a disposizione materiali infiniti, con i quali posso lavorare come una sarta, di taglia e cuci.
Dalla sapiente mescolanza di tanti elementi, devo trovare la giusta proporzione.

Perché ho paura del Web?

Perché è una rivoluzione, una confusione di non conosciuto, che non riesco a governare da sola e allora chi meglio di donne-amiche che mi possono accompagnare con facilità all’uso di strumenti per realizzare il mio sogno-progetto? Quello di contaminare con la potenza delle parole scritte attraverso il linguaggio della Poesia e dare originalità ad un progetto di impresa.

Sulle basi della nostra esperienza formativa e lavorativa, senza prevedere tutte le variabili della vita, si è pronte per imparare a narrare a sé e agli altri la propria storia.
Con la creatività e la freschezza dei pensieri si possono costruire organigrammi, business plan, ordini di servizi, per ogni tipo di azienda, perché fatta di persone che interagiscono fra di loro.
Il segreto sta nella capacità di far vivere l’azienda guardando avanti, lavorando per NOI e per chi verrà dopo, farla diventare una eredità da non disperdere ma da tramandare.


 

Saluti di commiato

Ancora una volta vorrei far parlare Wislawa Szymborska – Premio Nobel per la letteratura nel 1996 – nella sua Cracovia fino al 2012.

La poesia, con il suo linguaggio universale, parla dell’essenza delle persone, nel teatro della vita, e del Web, fatto di istanti, di inadeguatezze, di disagi e alternanze.

UNA VITA ALL’ISTANTE
Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della piece
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbandonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.

Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
Da La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009).
trad. it. di L. Rescio, Adelphi, Milano.

 

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